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Non raccontateci fiabe!
Libero Pensatore /
Silvia Andreoli
Eccomi,
mi chiamo Silvia, come la nonna materna, Andreoli, sono nata ad ottobre (il 18) di quel 1970, a Verona, ma sono stata concepita a New York (dove talvolta rinfaccio ai miei genitori, scherzando, di avere spezzato la mia carriera di ragazza pompon).
Sono cresciuta in mezzo a una famiglia di pazzi saggi e meravigliosamente incapaci di trovare la quadra tra sogni e realtà, se non in quel simbolo di casa a cubo storto, infilato sul dorso di una collina veneta, dove bambina sono cresciuta.
Più Cosimo Piovasco di Rondo’ che la Piccola Dorrit, sono rimasta attaccata al bosco, alle cortecce, alle stelle e alla paura anche quando, terminato il liceo, sono arrivata a Milano per studiare, mi sono laureata a 22 anni in Giurisprudenza sull’adozione internazionale.
Infanzia, bimbette, ginocchia sbucciate, e il potere degli adulti, più orchi a volte degli orchi, ma anche fate, folletti sono da sempre i temi più affascinanti per me. Dopo un periodo di tirocinio legale,, un “blitz” a Ginevra, Onu, Commissione sui diritti del bambino e poi internship al Tribunale per i Minorenni di Milano, ho compreso che per rimanere innamorata del mondo dovevo fare l’unica cosa che mi rendeva viva, stremata e felice: scrivere storie.
Ci sono state pubblicazioni nel 2004 di Malvina, Tartaruga-Baldini Castoldi Editore, e nel 2005 di Busserò per prendere la notte. Poi nel 2011 Lasciati guardare, e-book gruppo GeMs, a seguito della evidenziazione tra i vincitori del concorso IoScrittore (ma questa è una storia lunga…). A settembre 2018 con Morellini editore sono arrivate le mie bambine del buio, Momo e Viola, protagoniste di Nera come una fiaba.
E la voglia sempre più intesa di raccontare e raccontare. In quel C’era una volta… che poi c’è un bosco, una casa, una strada… Vi va di continuare?
Libero Pensatore /
Daniela Rossi
Le parole sono il mio habitat. Ho vissuto cambiando molti biomi di scrittura. Dalle aule di studio a quelle di insegnamento, dai luoghi del business a quelli della cultura. Amo le parole perché attivano la comunicazione. Scrivo parole di diversa foggia e identità, su committenza o per diletto. Scrivo per narrare storie, per raccontare avvenimenti, per informare e sensibilizzare grandi e bambini su temi a volte scomodi. Mi chiamano “l’ostetrica dei libri” perché aiuto a far nascere le storie degli altri per pubblicarle; poi le accompagno anche nel periodo di svezzamento, per questo ho inventato “Parole danzate”, “Il Tinello da… Condivisioni e conversazioni libresche”. Mi piace sperimentare nuove modalità di incontro e scambio contaminando ambiti disciplinari. Due esempi? “Art&food design” il format culturale che coniuga: arte contemporanea, musica, letteratura e cibo e “Parole in (s)cena”, recitazione, musica e cibo.
Perché collaboro con BUZZ? Considero la conoscenza il pilastro della nostra esistenza, la conoscenza rende liberi, la conoscenza è portatrice sana di crescita e di evoluzione.
Siamo stati sedotti e catturati dalla rete, viviamo nell’illusione di partecipare al dibattito ma non ci accorgiamo che le nostre relazioni sono filtrate da una ragnatela, le nostre condivisioni sono artefatte. Ci manca il contatto, quello reale, il sedersi uno a fianco all’altro, guardarsi negli occhi, ascoltare un pensatore che ci proponga spunti di riflessione, esperienze e “saperi” interessanti da condividere.
Mi piacerebbe che riattivassimo così il retrobottega della nostra memoria e non un motore di ricerca!










